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Il 25 marzo 2010 Venezia ha accolto il famoso regista e pedagogo russo Anatolij Vasiliev per inaugurare il progetto Pedagogia della Scena, percorso triennale di formazione per formatori teatrali voluto dalla Fondazione di Venezia e dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Pedagogia della Scena è infatti strutturato come un momento di alta formazione, prolungato nel tempo, per ripensare il concetto della trasmissione dei saperi e riportarlo ad una pratica necessaria ed essenziale. L’iniziativa si inscrive nell’ambito del più ampio progetto L’ISOLA DELLA PEDAGOGIA ideato dalla Fondazione di Venezia, che prevede momenti di apertura al pubblico e alla città. Attorno alla prestigiosa figura di Anatolij Vasiliev si  è voluto sviluppare un vero percorso di avvicinamento che comprende iniziative formative e culturali pubbliche.

Durante la conferenza stampa Vasiliev ha parlato così della figura del pedagogo: “Esiste un ciclo che non ha fine all’interno del quale le persone nascono e muoiono, prima e dopo di noi. Gli spettacoli sono come le persone, il teatro è vivo, nasce e muore. E’ sufficiente un atto di una generazione perché possa nascere o morire. Ma esiste una piccola parte della natura del teatro che continuerà sempre a farlo nascere, portatore di questa molecola è il pedagogo […].  Se un paese decidesse di tagliare i fondi destinati alla pedagogia nella scuola taglierebbe la propria vita ed estirperebbe le proprie radici. Non bisogna essere avari con il pedagogo perché lui è il portatore della vita.

A differenza dei registi che nascono e muoiono, i pedagoghi compiono una missione, loro portano qualcosa oltre, trasmettono sapere. Non si può imparare a fare teatro sui libri o sui pc, non è qualcosa che nasce solamente dall’intelletto, è un lavoro da artigiano che ha bisogno di essere trasmesso di mano in mano”.

L’incontro pubblico si è svolto invece nella seconda parte della giornata presso l’Aula Magna di San Giobbe e  ha visto protagonisti, oltre al maestro Vasiliev, Fausto Malcovati, Carmelo Alberti e Maurizio Schmidt (coordinatore scientifico del progetto Pedagogia della Scena).

Giunto dalla Russia, paese che vanta una lunghissima tradizione di formazione teatrale e che più di ogni altro è riuscito a dare un contributo alla cultura teatrale, Vasiliev ha dichiarato: “continuerò fino alla fine a cercare e a indagare sull’arte del teatro con l’instancabilità che è propria della cultura teatrale russa”.

Durante il dialogo con Fausto Malcovati (traduttore e docente di Letteratura Russa all’Università Statale di Milano) Vasiliev ha sottolineato l’importanza della figura del pedagogo nella formazione dell’attore condividendo con il pubblico quella che è stata la sua esperienza: “Quando parliamo dei figli pensiamo a come dobbiamo educarli, lo stesso lavoro deve essere fatto sul personaggio. La pedagogia non è altro che la formazione, l’educazione al ruolo, studia l’essenza del teatro, è la teoria della pratica e la pratica della teaoria. E’ un processo complesso che richiede del tempo, prevede la nascita stessa del personaggio e un percorso di crescita destinato a formare nell’animo dell’attore il ruolo. Un percorso quindi individuale durante il quale l’attore dovrà dialogare con il personaggio e che culminerà solamente gli utlimi giorni delle prove, quando la parte avrà acquisito una sua forma”.

“La pedagogia è qualcosa che riguarda la scuola mentre  il talento e  la creatività, sono altro. E’ un diverso ambito di attività, la pedagogia è metodo”.

“Dev’esserci dell’amore per gli attori con i quali lavori e  anche per i loro errori. Sono numerose le problematiche pratiche che il regista deve affronatre come pedagogo. Ma se il teatro riuscisse ad avere un maggior numero di registi così gli spettacoli avrebbero sicuramente una qualità diversa”.

“La mia vita lo dimostra, sulla scena la cosa più importante è l’attore in quanto uomo e non la personalità del regista, il quale deve invece saper trasmttere se stesso attraverso i suoi attori”

Alla domanda “Come è possibile unire l’attività teorica, pedagogica e registica? Il maestro ha risposto:Spesso il regista tende a limitare l’attore nella scelta delle emozioni, e quando ci ostiniamo a parlare in termini critici è come se  urlassimo ‘dateci le forme della libertà’. Solamente quando avremo conquistato la libertà potremo conoscere davvero la personalità dell’attore. Una persona che studia l’arte dell’attore in realtà non conosce se stesso, e se non conosce se stesso nella vita reale non può certo conoscerlo sulla scena”.

“Continuo a vedere attorno a me tanta gente cieca, ma confido che, come sempre accade, dopo la pace arrivi la catastrofe a restituirci la vista affinchè possiamo vedere la natura del teatro e accorgerci che forse potrebbe risorgere. Prima o dopo impareremo a vedere”

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